venerdì 19 novembre 2010

Highlander – L’ultimo immortale

Dopo le dimissioni dal governo dei membri di FLi, giornali e televisioni, intonando il de profundis del presidente del consiglio, si sono affrettati a dichiarare la fine di Berlusconi e del berlusconisimo lanciandosi in arditi paragoni con il 25 luglio e la caduta del fascismo. L’esperienza in questi ultimi 15 anni ci insegna che a dar morto Berlusconi si sbaglia sempre dato che proprio quando è in difficoltà riesce a dare il meglio di sé (da buon italiano!) risorgendo come l’araba fenice.
L’“all in” di Fini nella partita a poker con Berlusconi rischia però di tradursi in un boomerang e in un suicidio politico per il leader di FLi. L’obiettivo del presidente della camera di rilanciare l’azione del governo limitando il cesarismo berlusconiano, magari con l’allargamento della maggioranza all’UDC per controbilanciare il peso della Lega, sembra essere fallito. Il premier, sapendo bene che qualunque ipotesi di un nuovo esecutivo significherebbe concedere un maggiore potere a FLi, ha infatti posto una dura opposizione ad un eventuale Berlusconi-bis. Fini si trova quindi costretto all’angolo senza grandi margini di manovra potendo solo sperare in una marcia indietro di Berlusconi. Fli, se vuole avere un ruolo sullo scenario politico, ha una sola collocazione possibile ed è all’interno del centro destra, come forza in grado di riequilibrare le derive pseudo-monarchiche di Berlusconi, facendo valere il proprio peso all’interno di un sistema in cui nessun partito può raggiungere la maggioranza assoluta, in maniera analoga a quanto messo in atto dalla Lega in questi ultimi due anni e mezzo. Diversamente, Fini, sul cui essere di destra vi sono tra l’altro forti dubbi, perderebbe credibilità e appeal nei confronti del suo elettorato. Il naturale bacino elettorale di Futuro e Libertà è infatti nell’area moderata ed in particolare in quella massa di cittadini delusi dal PDL e da Berlusconi. Se però si andrà ad elezioni anticipate, FLi non potrà certo presentarsi come alleato di PDL e Lega. Di conseguenza i potenziali elettori di FLi non accetterebbero mai un’ipotetica e antistorica alleanza con il PD e, pur mal digerendo Berlusconi, si turerebbero il naso affidando il proprio voto al PDL, o al limite si asterrebbero, piuttosto che consegnare il paese alla sinistra. Allo stesso modo una coalizione con UDC e Rutelli in un fantomatico terzo polo, non riscuoterebbe successo in quanto verrebbe vista con scarse probabilità di vittoria e considerata come un voto inutile.
Il ricorso anticipato alle urne porterà Berlusconi sul suo terreno preferito, quello della campagna elettorale su cui negli anni ha dimostrato di non avere rivali col vantaggio di poter giocare il ruolo della vittima di un tradimento che gli ha impedito di mantenere le promesse fatte nel 2008. Sarà una campagna elettorale durissima che Berlusconi condurrà all’attacco, ancora una volta all’insegna della solita rivoluzione liberale che da 15 anni sbandiera senza essere stato in grado di realizzare e che mai realizzerà con un partito formato per lo più da ex democristiani ed ex socialisti ed in cui la componente liberare è stata messa da parte. Una campagna elettorale che, se sarà in grado di reggere fisicamente, lo vedrà, con tutta probabilità, ancora una volta trionfante, dato che è difficile aspettarsi una riscossa del PD che non riesce a vincere nemmeno le primarie.
In attesa di possibili sviluppi la mossa di Fini rischia quindi di consegnare nuovamente il governo del paese nelle mani di Berlusconi che del resto come disse Scapagnini è “tecnicamente immortale”.

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