martedì 25 maggio 2010

“Euro-pecunia olet...”

Mi perdonino i più intransigenti tra i latinisti per aver adulterato uno dei più noti adagi della romanità imperiale giocandone con le parole, ma un simile titolo torna utile a comunicare d'impatto la situazione di disagio che si è creata intorno alla Valuta europea e le vicessitudini che stanno colpendo l'economia del nostro continente.

Sono infatti sotto gli occhi di tutti i problemi che hanno pregiudicato la stabilità, financo la sua stessa esistenza, di una Moneta Unica nata, potremmo dire col senno di poi, forse troppo prematuramente e che non sembra per nulla funzionare nel suo complesso.

Al di là del problema “originale” con cui essa è nata, cioè con l'imposizione della valutazione di parità con il Marco tedesco, già allora insostenibile da parte di alcuni paesi economicamente assai più deboli della Germania, l'Euro ha portato benefici ancora tutti da dimostrare. Credo infatti che dalla crisi dei debiti pubblici emerga come non solo l'Euro non possa proteggere i paesi con gravi problemi di bilancio dal rischio di default (ricordate quelle cassandre che dicevano: “senza l'Euro qualche paese farà la fine dell'Argentina...”), ma, cosa ancora peggiore, non può impedire che la speculazione tenti di distruggere il sistema dal suo interno, cioè proprio partendo da quei paesi che ne fanno parte. Ora che questa “lunga crisi” ha mostrato i suoi aspetti più deteriori, si è capito che il problema non è l'inevitabile necessità di una moneta unica (aspetto sempre che qualcuno mi porti dei fatti a suffragio di ciò...), ma della sua governance, che significa ridefinizione del ruolo degli interventi degli Stati, ridefinizione del ruolo della Bce, probabile istituzione di un Fondo monetario europeo, più regolamentazione e controllo degli istituti di credito come delle agenzie di rating, riforma del Patto di stabilità, ecc... più regole insomma; è vero che a tutte queste istanze è stata data parziale risposta dal piano che l'Unione ha recentemente varato in tutta fretta per salvare l'Euro (alla fine quello che doveva essere il nostro “salvatore” è stato a sua volta salvato, buffo no...?), ma ciò non ha impedito che l'assenza di adeguate regolamentazioni permettesse alla speculazione di fare il bello e il cattivo tempo. Ecco perché il sistema-Euro è asfittico: avrebbe avuto bisogno di un periodo di gestazione più lungo, ovvero una più profonda riflessione su quelle regole che avrebbero dovuto far funzionare tutto il sistema.

Certamente non nego che la solidarietà fra gli Stati dell'Unione, fondamentale valore comunitario (e a cui già uno Stato come la Germania voleva inizialmente sottrarsi), sia emersa sulla scia del varo degli aiuti alla Grecia, sebbene imposto dal giustificato timore che tutta la compagine monetaria europea finisse per aria, ma lo stesso piano di aiuti non era per nulla cosa scontata e senza togliere che potrebbe non essere affatto la panacea di tutti i mali ellenici (si tratta per Atene di tagliare il deficit di 11 punti di Pil entro il 2014: non proprio un traguardo abbordabile), visto l'alto costo sociale che ciò comporterà.

Mai come adesso, la “lunga crisi” ha dimostrato tutta la necessità di regole che controllino le funzioni di bilancio dei singoli Stati aderenti (interessante è l'idea ventilata da qualcuno di sottoporre i relativi piani di bilancio al vaglio di Bruxelles, ma chi ammetterebbe una simile ingerenza nella propria sovranità?), ma soprattutto l'attività finanziaria in genere: l'epoca in cui questa poteva essere lasciata a briglie sciolte, tanto poi il mercato ci metteva una toppa, temo sia davvero terminata.

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